Suore del Preziosissimo Sangue

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[Dal sito della CEI]_In occasione della prossima Giornata mondiale della vita consacrata, 2 febbraio, i Vescovi italiani esprimono gratitudine e stima a quanti con la loro “presenza carismatica e dedizione sono un segno profetico ed escatologico mai abbastanza apprezzato”. Con la passione per Dio, la loro vita fraterna e uno stile di vita sobrio ed essenziale, essi anticipano “il cielo nuovo e la terra nuova” che ogni uomo desidera.
Quattro gli elementi che il Messaggio della Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata evidenzia come distintivi della specifica vocazione dei religiosi.
In primo luogo la testimonianza della bellezza dell’amore di Dio e del suo primato, in un mondo secolarizzato “che porta all’emarginazione di Dio o alla sua insignificanza, per cui l’uomo resta solo con la sua rabbia e la sua disperazione”
Altro contributo essenziale che le comunità di consacrati possono offrire alla Chiesa è quello di essere “scuole di fraternità che impegnano i propri membri alla formazione permanente alle virtù evangeliche: umiltà, accoglienza dei piccoli e dei poveri, correzione fraterna, preghiera comune, perdono reciproco, condividendo la fede, l’affetto fraterno e i beni materiali”.
C’è poi lo zelo divino, che proviene dallo Spirito Santo, e che sa infiammare i consacrati di passione per Dio e per l’uomo. “Da sempre – si legge nel documento – la vita consacrata è stata laboratorio di nuovo umanesimo, cenacolo di cultura che ha fecondato la letteratura, l’arte, la musica, l’economia e le scienze. È un impegno a cui siamo fortemente chiamati in questo tempo difficile.”
Da ultimo, scrivono ancora i Vescovi, la povertà, la castità e l’obbedienza “costituiscono una vera testimonianza profetica dal profondo significato antropologico, che suppone e richiede un grande impegno educativo. Se lo Spirito di Gesù abita nei nostri cuori, anche noi potremo fare quel che ha fatto lui.”

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Giovani aperti alla vita




[Dal Consiglio permanente della CEI]_non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e delicato – e da chi si dispone a esserne servitore e non padrone in se stesso e negli altri. Del resto, nel Vangelo, Cristo stesso si presenta come “servo” (cfr Lc 22,27), secondo la profezia dell’Antico Testamento. Chi vuol farsi padrone della vita, invecchia il mondo.
Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica.
L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme e tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il male minore: in realtà, la vita è un bene non negoziabile, perché qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole e indifeso.

In questi anni non solo gli indici demografici ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto e ammirazione per il dono dell’esistenza.
Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo dono è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli spesso duri da sopportare. Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti disposti a condividerlo.
Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso.
I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati da adulti e fonte di lauti guadagni – che tendono a soffocare l’impegno nella realtà e la dedizione all’esistenza. Eppure quegli stessi strumenti possono essere usati proficuamente per testimoniare una cultura della vita.
Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita.
È una chiamata che la Chiesa sente da sempre e da cui oggi si lascia con forza interpellare e guidare. Per questo, la rilancia a tutti – adulti, istituzioni e corpi sociali –, perché chi ama la vita avverta la propria responsabilità verso il futuro. Molte e ammirevoli sono le iniziative in difesa della vita, promosse da singoli, associazioni e movimenti. È un servizio spesso silenzioso e discreto, che però può ottenere risultati prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad aiutare chiunque versa in difficoltà.

Gli anni recenti, segnati dalla crisi economica, hanno evidenziato come sia illusoria e fragile l’idea di un progresso illimitato e a basso costo, specialmente nei campi in cui entra più in gioco il valore della persona. Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di inquietudine e di smarrimento. Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti.

La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio.


 

 


 

 


 

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Oggi, 29 settembre, nella piccola comunità del Myanmar è finalmente arrivata la presenza dell'Eucaristia e le suore ci hanno comunicato subito la notizia, contente che ancora una volta il Signore manifestasse la sua presenza arrivando in casa loro proprio nel giorno di San Michele. Due righe di loro pugno rendono l'idea: "Gli angeli ci hanno portato un regalo grande. Oggi abbiamo ricevuto Gesù in casa nostra: questa mattina per le 8..00 Fr Victor e Fr Timothy sono venuti a celebrare la Messa da noi e con la benedizione al Tabernacolo hanno messo il Santissimo, che gioia grande per noi! Dopo la messa si sono fermati per la colazione, abbiamo offerto spaghetti con sugo fatto da noi, ne hanno mangiato tanto e bene.

Ora Gesu' e' con noi, e' stato un momento bellissimo"


Verso Haiti

Le suore che si stanno preparando alla partenza per Haiti, suor Rosalia, suor Gabriella e suor Maria Rosa, riceveranno il mandato durante la veglia missionaria del 22 ottobre, nel Duomo di Milano.
E' satto l'Ufficio missioanrio ad invitarci a  questo gesto che pone il piccolo progetto di Haiti nel solco grande della Chiesa. Anche in questo cogliamo il passaggio del Signore: don Antonio Novazzi, dell'Ufficio missioanrio, andrà ad Haiti subito dopo il viaggio delle tre madri e retserà in contatto con noi perchè possiamo operare in collaborazione con i missionari fidei donum della Diocesi.

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