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Credere alla vita pasquale |
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[Domenico Cancian, Vescovo di Castello_da Zenit.org]_La festa di Pasqua ci richiama alla certezza che nulla è impossibile a Dio, se è vero come è vero che Gesù crocifisso, il terzo giorno, è risuscitato da morte. Con la sua vita, passione, morte e risurrezione ha acceso la Speranza che nessuno può spegnere: la certezza di una vita piena e beata. Ha testimoniato che l'Amore, se ci crediamo, può vincere su ogni forma di male. Ha confermato la verità e la bellezza del suo Vangelo come unica prospettiva capace di portare a compimento i sogni e desideri che l'uomo non riesce a realizzare.
"Non lasciamoci rubare la speranza!" ci ha detto papa Francesco.
Auguro a me e a voi di credere alla festa di Pasqua, anzi alla vita pasquale. Credere alla storia di Cristo e tentare di accoglierla nella propria storia è la cosa più bella e più utile. Ci fa uscire dalle nostre "tombe": chiusura, tristezza, narcisismo, depressione, "veti incrociati" e quant'altro… come se Cristo non ci avesse insegnato nulla, come non fosse vivo in mezzo a noi. Occorre crederci! e impostare la vita di conseguenza!
Papa Benedetto e Papa Francesco hanno voluto prendere il nome di due grandi santi umbri. Due uomini di Dio che hanno coraggiosamente seguito Cristo, mettendo in atto il Vangelo in modo semplice, vero e umile.
Hanno cambiato la loro vita, hanno riformato la Chiesa, hanno costruito un mondo umano e fraterno in tempi in cui tutto sembrava dissolversi.
Perché anche noi non facciamo come loro per risorgere noi stessi, per far risorgere il nostro Paese, per far uscire il nostro mondo dall'ingiustizia e dalla decadenza di morte, per liberare intera creazione dei nostri inquinamenti perversi?
La gioia della Pasqua è offerta gratuitamente a tutti, a cominciare dagli uomini crocifissi di oggi. Una gioia che chiama in causa tutta la nostra responsabilità a vivere l'esistenza nella logica dell'amore e della verità, della giustizia e della pace, della libertà e della fraternità. "Un po' di amore, misericordia e tenerezza può rendere il mondo meno freddo e più fraterno” (Papa Francesco).
Maria, umile donna, che ha seguito Cristo, accompagnandolo fin sotto la croce, senza smettere di credere e di sperare, ci aiuti a pregustare la gioia della Pasqua eterna a cui siamo tutti invitati!
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La notte delle notti |
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[30 marzo 2013 Takamatsu_da Zenit.org]_Una tomba. Un corpo esanime, colpito, deturpato, che ha perduto anche le sembianze umane. Un corpo schiacciato da ogni peccato - proviamo a contarli... - di ogni uomo, dall'inizio alla fine del mondo. Un cadavere, trafitto, tradito. Una morte ingiusta, una sentenza iniqua, l'ingiustizia trionfante. Una tomba, simulacro d'ogni nostra tomba, d'ogni ingiustizia, quelle che abbiamo subito, quelle che abbiamo inferto. Una tomba, e una pietra dove s'infrangono speranze, desideri, progetti. Una pietra a spegnere la vita. E la domanda, il sibilo sinistro del dubbio, dell'angoscia, dello struggimento. Perché? E' la parola che bussa, prepotente, alle soglie di questa Notte, la Notte delle Notti.

Scartabelliamo tra i ricordi, frughiamo nelle possibilità, cerchiamo risposte umane e divine e ci ritroviamo al punto di partenza. Non v'è risposta. La morte, qualunque morte, non ha risposta. In quel corpo senza vita ci sembra che si riuniscano tutte le angosce, i fallimenti, le paure, tutte le morti di questo mondo. Soprattutto, come in uno specchio, incontriamo i nostri cuori aggrappati alla vita eppure gravidi di terrore. Gli errori, i peccati, le distrazioni, la superficialità, le fughe.
E' Sabato Santo oggi, e la Chiesa tace. Per l'unico giorno dell'anno. E' il silenzio del sepolcro. Il nostro silenzio, attonito e stordito. Siamo proni oggi, dinanzi a una lapide. Stanchi anche di cercare risposte, stanchi forse, anche di sperare. Siamo, oggi, sepolti anche noi nella terra, in questo mondo che ha voltato le spalle a Dio. Ne gustiamo l'amarezza, il vuoto terribile d'una tomba oscura, chiusa dietro ad una pietra. Siamo qui, lacrime e solitudine. Nulla possiamo fare, nulla possiamo dire, se non uno sguardo interrogante a fissare quella pietra. Pesante. Massiccia. Irremovibile.
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Alla scoperta del volto di Cristo |
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[Da Zenit.org di Maria Gabriella Filippi]_Un segno muto ed eloquente: in mezzo ad una marea di informazioni e chiacchiericcio, vi è un volto silenzioso ma parlante: quello impresso sul telo della Sindone: “Dal volto di questo ‘Uomo dei dolori’ […] promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato , tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone? Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro”. Sono queste le parole che aveva utilizzato Benedetto XVI nella meditazione davanti alla Sacra Sindone a Torino il 2 maggio 2010.

Proprio in questo Anno della Fede, si svolgerà l’iniziativa promossa dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, dall’Istituto Scienza e Fede e dall’associazione Othonia, sull’argomento Sindone e nuova evangelizzazione. L’evento, che sarà anche trasmesso in diretta streaming sul sito www.uprait.org, avrà luogo l’1 e il 2 marzo presso l’auditorium Giovanni Paolo II dell’Ateneo Regina Apostolorum di Roma, dove è inoltre presente la mostra permanente Chi è l’uomo della Sindone, gratuita ed aperta al pubblico, che offre un panorama unico sull’argomento.
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