| Avvento 2009 |
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| Scritto da Administrator |
| Venerdì 06 Novembre 2009 00:00 |
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Icone mariane Il mistero del Natale, preparato dal Tempo di Avvento, ci permette di ridare profondità e forza alla fede. Il nostro credere non è soltanto un anelito insito nel cuore, che pure condividiamo con ogni persona umana, ma riferimento alla persona e alla storia di Gesù di Nazareth. La sua incarnazione dà alla fede cristiana una impronta personale e storica, la sua umanità ci rivela che Dio è dialogo d'amore e che la nostra stessa esistenza è spazio di comunicazione e di amore.
Sicuramente questo tempo liturgico può dire molte cose; quest'anno, la meditazione e contemplazione del mistero dell'Incarnazione può essere occasione per ringraziare e "dimorare" come quella che ci è stata donata, che ci mette immediatamente dinanzi al mistero di Gesù e della sua umanità.
Nel nostro cammino incontro al Signore Gesù che viene in mezzo a noi, possiamo lasciarci accompagnare da alcune icone mariane.
Raffigura la seconda venuta di Cristo, intorno al cui trono ruota il movimento dell’intero creato. Gli fa corona l’umanità dell’Antico e Nuovo Testamento: Adamo ed Eva, la Madre di Dio e Giovanni Battista, accomunati dalla redenzione; il serpente, che lambisce il calcagno di Adamo, non ha più potere.
La tipologia della Madre di Dio del Segno è la più solenne, una variante “a busto” dell’antica “Orante” collocata generalmente nel catino dell’abside immediatamente sotto la raffigurazione del Pantocratore. Infatti la Vergine, in questa tipologia, rappresenta la Chiesa, che accoglie in sé il Verbo incarnato e lo rivela all’umanità. A tale solennità allude la presenza dei serafini, laterali, che rappresentano le schiere angeliche al cospetto della divinità. Raffigurata frontalmente, la Vergine leva le mani nel gesto della preghiera e mostra sul petto l’effige di Cristo – Emmanuele, non cioè il Gesù dei Vangeli, ma il Logos preesistente al tempo e alla storia e annunciato dai profeti: “Il Signore vi darà un segno. Ecco, la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi” (Is 7, 14). Le braccia e l’orlo del manto della Madre di Dio delineano idealmente i contorni di un calice, in cui Cristo si offre in sacrificio per la salvezza dell’umanità.
In questa icona, un soggetto iconografico raro, la simbologia è connessa alla profezia di Daniele: “Una pietra si staccò dal monte, ma non per mano d’uomo… e divenne una grande montagna che riempì tutta quella regione”. La pietra che nel sogno di Nabucodonosor frantuma la statua del gigante è Cristo, mentre la Vergine simboleggia il cielo che lascia cadere la pietra. Infatti sul seno della Madre di Dio appare il monte, oltre ad altri simboli di profezie dell’Antico Testamento: l’arcobaleno, il vello coperto di rugiada di Gedeone e la scala di Giacobbe, simbolo dell’unità fra cielo e terra che si è realizzata attraverso l’incarnazione. Queste raffigurazioni simboliche sono completate dalla figura di Gabriele, che visita una seconda volta la Vergine, stavolta per annunciarle la passione del Figlio: a questo alludono infatti la croce, la lancia e le tenaglie che egli mostra al Bambino e a sua Madre.
La composizione sottolinea in particolare la solennità dell’evento, attraverso la ricchezza dell’oro, delle vesti e la posa quasi immobile dei personaggi. La Vergine e l’angelo sono colti non nell’istante dell’annuncio, ma nella trepida venerazione del mistero compiutosi, per opera di Dio assiso in alto nel segmento di cielo: nel seno della Vergine si profila infatti la figuretta del Bambino, il cui corpo sta già tessendosi nel suo seno, come indica la matassa di filo rosso che Maria ha in mano; come dice san Giovanni Damasceno, il Re della Gloria, incarnatosi ed entrato nel mondo per mezzo della Vergine, “è rivestito della porpora della sua carne”.
L’icona si ispira alla Sacra Scrittura e alla Liturgia. La prima fornisce i particolari dell’avvenimento storico: la Vergine e la grotta con il Bambino, a destra l’apparizione dell’angelo ai pastori, a sinistra in alto i Magi che seguono la stella. Dettate dagli Apocrifi sono le scene della fascia inferiore: il colloquio di Giuseppe con un personaggio che la tradizione identifica con il tentatore, e il bagno del neonato, che allude alla purificazione e al Battesimo. Il Bambino, avvolto in fasce che ricordano le bende mortuarie, prefigura già il drammatico destino che lo attende, per la salvezza dell’umanità.
L’icona si distingue per l’intimità e la dolcezza che si esprimono negli sguardi e nei gesti. Simeone tiene tra le braccia il piccolo Gesù e dietro di lui il ciborio e l’altare inseriscono l’incontro nella storia della salvezza, alludendo alla vittima immolata e al sacrificio eucaristico: il vegliardo infatti è il simbolo del celebrante che alza tra le sue mani i sacri doni per deporli sull’altare. La Vergine, associata alla passione di Cristo, partecipa a questa celebrazione liturgica levando le mani velate in segno di venerazione per il mistero: è il simbolo della Chiesa, che rende presente Cristo nel Sacramento eucaristico e nella comunione dei credenti: la Chiesa è rappresentata anche da Giuseppe e Anna posti ai lati dell’icona.
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| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Novembre 2009 08:39 ) |